Non c’è scienza nell’espressione ma solo verità. E attraverso un free party ho trovato la mia verità.

“Mai stata una raver” così mi sono presentata al movimento in Italia. Ricostruire le vicende che mi hanno portato a questo punto della vita sarebbe troppo lungo e contorto (e probabilmente imbarazzante in punti), quindi diciamo solo che da adolescente lasciai che il mio disagio esistenziale si trasformasse in rigurgito politico, facendo della contestazione indiscusso modus operandi.
Presto, non solo misi in discussione tutto quello che stato, chiesa e famiglia mi avevano insegnato, ma dedicai la mia totalità ad oppormi a quest’ultimi, ad oppormi al sistema. Vivevo nella logica del distruggere; dello sconfiggere questo qualcosa al di fuori di me che mi impediva di vivere come volevo, di essere quel cazzo che volevo. Così dopo una decina d’anni di occupazioni, presidi, manifestazioni e sgomberi sempre più pesanti, finii per sentirmi più vuota e sconfitta che mai. Dopo anni di quello che per comodità ora vado a riassumere come attivismo, mi erano rimaste solo delusioni.
Non avevamo concluso niente. I nostri diritti venivano calpestati sempre più spesso da un sistema così fascista che ormai non lo nascondeva neanche più. La mia lotta non aveva più impeto; la mia esistenza nella contro cultura non aveva più un futuro sostenibile. Tornai a viaggiare.
Viaggiando tornai alle origini; a quella che mi piace definire la mia verità; l’inequivocabile “io”; l’uno e l’infinito; il tutto nella mancanza di tutto..chiamatela come cazzo volete..me stessa..
Ora lo zero, da dove tutti i miei slanci vitali partivano, urlava più eccitato che mai; voleva esprimersi incondizionato e impenitente; libero. Perchè non c’è verità senza libertà.
Sembrava che quello che mi stesse sabotando fosse il fatto che mi ero dimenticata di me stessa, le mie passioni, i miei interessi, in pratica quello che mi faceva sorridere, che mi ricaricava. Avevo vissuto per anni come una pellicola non sviluppata; mi ero totalmente annullatta a favore dei grandi ideali che ci hanno sempre motivato.
Azione diretta, attivismo, sovversione ed insurrezione, mezzi essenzali della nostra lotta che ci hanno portato nei decenni ad incomparabili traguardi ed esperienze, non avevano altro sfocio che il perpetrare se stessi. Il paradosso fu che conducendo la mia esistenza come opposizione a questo sistema senza creare nient’altro che rinnovato odio per il medesimo, fini’ solo per conferire a quest’ultimo una rafforzata e soffocante importanza. La sintesi non poteva essere l’antitesi. Si doveva andare oltre perchè il sistema stava vincendo due volte.
Quando, smisi di essere quella pellicola non sviluppata, cessai di vivere al negativo e la mia lotta si innalzò in significato ed impeto. Le mie azioni non erano più solo reazioni, ma bensì puri atti di autodeterminazione, di creazione e di libertà. Perchè non c’è libertà senza individualità.
Creando intorno a noi le condizioni per sviluppare quelle verità individuali e per beneficiare dell’energia autorigenerante che portano, diamo alla nostra lotta uno scopo vitale oltre a se stessa.
Ora vedo un futuro nel movimento perchè probabilmente vedo finalmente me stessa, incondizionata e impenitente. E ho constatato che l’apporto individuale e personale di ognuno rende la nostra contro cultura una realtà più completa, complessa, pulsante, viva, creativa, incazzata, cazzuta e uterina. Una realtà di incomparabile potenziale organizzativo, sovversivo ed artistico. Una realtà per cui vale la pena lottare.

La nostra vera vittoria è non permettergli di toglierci il sorriso. Sii inecuivocabilmente te stesso. E fai lo stesso per gli altri. Solo così si vince la rivoluzione, creando persone libere.

Fai del movimento quel posto che ti dia la libertà.

La cosa più pure che noi possiamo raggiungere è libertà di pensiero non conosco altre realtà che me lo permettano.

assurdità sta nel fatto che riusciamo a trasformare in poche ore un capannone vuoto polveroso silenzioso abbandonato, in una città di desiderio e perdizione. Desiderio inteso come quella propulsione caotica verso il “sentire” e perdizione vista come manifestazione di quell’ edonismo di cui dobbiamo esserne fieri. Un mercato di trasgressione, se volete, con le sue macellerie di ideali e giostre di emozioni. Un mondo a nostra disposizione; la sua elettricità e il nostro puro intento.

Arricchite voi stessi nella scena con la vostra verità.

Dovevo creare, fare nido, vedere la scena come sostenibile e duratura. Farla mia. Arricchirla. E in cambio la cena mi diede qualcosa di unico.

Ma quando chiedevo firme per una petizione o occupavamo le strade e piazze, cosa offrivo a me stessa? con un immaginario unico che solo poteva nascere nella contro cultura. rendere questa underground un mondo ricco, pieno di connessioni, consapevolezza e arte.

E’ compounque un gran mondo di merda perchè la gente è merda.
Siamo svegli. L’ennesimo after..siamo svegli e si pensa.
Rifletto sui rischi; la precarietà; l’illegalità; le mie responsabilità nel tutto..dubbi e paure dissipate. Rivivo il senso di appartenenza; l’euforia; l’emozione nello stomaco; la missione; l’aggregazione; il rompere gli schemi; il rompere i coglioni.